Chi siamo

Frosolone è un piccolo paese sui monti dell’Appennino, nel Molise, collocato a 894 metri sul livello del mare  a metà strada tra i capoluoghi di Isernia e Campobasso. E’ un antico borgo di memorie storiche e tradizioni. 

Il primo insediamento “Fulsulae”, citato da Tito Livio (59 a.C. – 17 d.C.) e collocato più ad ovest dell’attuale, ha origini remote ed in epoca pre-romana fu popolato da popolazioni sannite ed osche. Questo abitato venne distrutto dai Romani quando dopo dure lotte sconfissero i Sanniti e ne conquistarono i territori; i resti sono ancora visibili in località Civitelle.

Secondo alcuni autori (Michele Colozza, nel volume “Frosolone dall’origine all’eversione dal feudalesimo”, edito nel 1933) l’origine della lavorazione dei metalli a Frosolone risalirebbeal VI secolo dopo Cristo quando i Longobardi attraversarono l’Italia dirigendosi a sud e fondarono il ducato di Benevento.  Altri ritengono che ebbe inizio tra il XIV ed il XV secolo sotto la dominazione dei Monforte-Gambatesa che, giunti a Campobasso nel 1312 provenienti dalla Francia e dediti all’arte della guerra, incentivarono e costrinsero i sudditi ad impratichirsi nella lavorazione delle armi allora usate e degli accessori metallici della milizia equestre. Anche artigiani di Campobasso si specializzarono in quest’arte ed in seguito, agli inizi del 1800, svilupparono abilità nella realizzazione di oggetti in acciaio traforato.

Queste lavorazioni ebbero notevole sviluppo sotto la dominazione dei Gonzaga (XIV secolo) principalmente per opera di Don Ferrante, duca di Guastalla e conte di Campobasso, il quale chiamò armaioli da Milano.

L’editto di Carlo III di Borbone, nel 1750, proibì la costruzione delle armi fuori dai luoghi designati dal Ministero della Guerra e la produzione, favorita anche dal generale e diffuso protezionismo dei governi Borbonici con l’imposizione di forti dazi sull’importazione di beni, si trasformò specializzandosi in forbici, coltelli, rasoi e strumenti per l’agricoltura.

Documenti del primo Ottocento riportano esplicitamente notizie sulla realizzazione di lame a Frosolone. Testimonianza della maestria dei coltellinai locali fu la premiazione dei fratelli Giustino e Luigi Fazioli, nel 1828, con la medaglia d’argento all’Esposizione Artigiana di Napoli. 

In quegli anni il paese fu falcidiato da molteplici calamità: il terremoto del 1805, l’epidemia di tifo del 1817, l’alluvione del 1822 e l’epidemia di colera nel 1837. Nonostante ciò il paese contava, nel 1870, oltre 6000 abitanti e centinaia di coltellinai e forbiciai organizzati in piccole botteghe a conduzione familiare. Lo spirito individualistico ritardò molto i tentativi di una qualche forma di cooperazione e si cercò di sopperire alla mancanza di innovazioni tecnologiche attraverso la perizia nel lavoro ed il contenimento dei prezzi.

Negli ultimi anni dell’ottocento, in occasione delle elezioni Amministrative svoltesi a Frosolone, si formarono due diverse fazioni: da una parte i “Forcaioli” e dall’altra i “Bulangisti”. Nel 1900 alcuni commercianti che si riconoscevano nei “Forcaioli” costituirono la società “Unione delle Fabbriche dei lavori di acciaio” con durata di dieci anni, sciolta invece sette anni dopo la sua costituzione in seguito alla legge Orlando del 1907. Tale legge vietava la costruzione e vendita di coltelli perché considerati armi e solo successivamente venne chiarito come tale norma impedisse la vendita solo dei coltelli con lame a punta di dimensioni tali da produrre pericolose ferite. Negli stessi anni nasceva una seconda cooperativa: “L’indipendenza” nella quale si riconoscevano i “Bulangisti”. Numerosi coltellinai e forbiciai di Frosolone affidarono a questa la vendita dei loro prodotti, preferendola all’ “Unione”. 

Nel luglio del 1907 veniva istituita la “Società cooperativa dell’acciaio lavorato” nella quale si riconoscevano i “Forcaioli”. La durata della società venne fissata in venti anni ma la legge Giolitti dell’8 novembre 1908, che prevedeva la riduzione della lunghezza della lama da 10 a 4 centimetri per i coltelli appuntiti, ne determinò la chiusura l’anno successivo alla sua costituzione.

Gli anni 1910 e 1911 furono caratterizzati da una forte crisi che favorì l’emigrazione in America dove condizioni politiche ed economiche più favorevoli avrebbero aiutato la tradizione frosolonese. Così, ad esempio, nacque negli Stati Uniti la “Imperial knife”, attiva fino al 2004.

Una forma di cooperazione riprese vita nel 1921 quando alcuni artigiani tentarono nuovamente diorganizzarsi con la Lega Coltellinai. La durata della società fu breve; dopo tre anni venne posta in liquidazione in seguito alla richiesta di fallimento avanzata da una società fornitrice di energia elettrica per un debito di Lire 12000.

La crisi mondiale del 1929 colpì il settore della coltelleria tanto che la stessa Amministrazione Comunale per sopperire alle misere condizioni degli artigiani impose ai commercianti del paese di acquistarne la totalità della produzione. L’ultima forma di associazionismo ravvisata è la Società Cooperativa Coltellerie Riunite costituita nel 1944 e cessata nel 1988, poi rilevata dalla famiglia Fraraccio.

Ad oggi nonostante le avverse condizioni socio-politiche il settore è elemento trainante dell’economia frosolonese.

Fraraccio: Il legame tra l’acciaio ed il destino di un’intera famiglia

Nel 1847, da una piccola famiglia contadina residente in campagna, nacque Vincenzo Fraraccio che fin da giovane riconobbe nella lavorazione di metalli la sua vera vocazione.

Giovanissimo si trasferì nel centro di Frosolone, brulicante di piccole botteghe, per apprendere il mestiere e, presumibilmente tra il 1869 ed il 1875, diede vita alla prima bottega specializzandosi come forbiciaio.  Al padre successe il figlio Michele (nato nel 1887) che proseguì con passione e dedizione l’opera paterna.  Gli anni che seguirono furono difficili, segnati dalle due guerre mondiali e da profonde crisi. In quegli anni cominciò a cimentarsi nell’arte della forgia Domenico Fraraccio (1900-1977), figlio di Michele, che decise di perfezionare l’arte appresa dal genitore con l’aiuto di Francesco Di Nunzio, padrino di battesimo, e di Francesco dell’Orso.

La passione nella lavorazione delle lame lo accomunò a quella della famiglia Piscitelli (storica famiglia frosolonese produttrice di pregiati coltelli) e ne divenne parte sposando Filomena.

Tra i cinque figli di Domenico solo Michele (1924-2002) e Francesco decisero di portare avanti la tradizione paterna trasformando gradualmente la bottega. Sono questi gli anni della “bottega scuola”: alla guida di Michele giovani apprendisti imparanoi segreti della lavorazione.

La dinamicità e lo spirito di creatività segnarono un profondo mutamento nell’azienda Fraraccio e nel 1970 alla lavorazione delle forbici si affiancò la produzione di coltelli. 

Gli anni scorrono rapidamente, le nuove generazioni subentrano in azienda. Il cambio generazionale dà vita a due nuove, separate, realtà imprenditoriali. Domenico ed Antonio Fraraccio, figli di Michele, creano nel 1994 l’attuale società. Oggi un nuovo cambio generazionale è alle porte: la sesta generazione Fraraccio è impegnata in azienda. Possiamo dunque affermare che la rovente passione per le lame ha suggellato il destino di un secolo di generazioni Fraraccio.